Chi sono

Blogger: claudoelliott

Pubblicato a puntate a cura dell'Associazione Culturale Italia Medievale.

Claudio Elliott, nato a Griffith (Australia), ha vissuto a Firenze e Napoli; attualmente insegna lettere a Potenza (Basilicata). Autore di libri per l'infanzia per gli editori Le Monnier, Medusa, Rubino. Il romanzo Giovanna d'Arco: i lupi e il vento è ancora inedito e fa parte del ciclo di Lara Bettini (una ragazzina che entra in contatto con altre realtà - o queste entrano in contatto con lei). Gli altri libri della serie sono: Game over (mondo dei videogiochi), Le due vite di Aya (mondo azteco), Quattro parole dal passato (medioevo italiano, inquisizione), Il tesoro dei briganti (Italia post-unitaria), L'ultimo canto del faraone (mondo egizio). Tutta la serie di Lara Bettini è quindi in bilico costante - e pericoloso- tra presente e passato, con incursioni dei protagonisti in altri mondi. Altri libri di Claudio Elliott: Birillo alla scoperta del mondo, La poliziotta bionda e con gli occhiali, Mistero a New York (con lo pseudonimo di Alexander Moore).

Consigli per la lettura: i capitoli vengono inseriti settimanalmente, quindi in home page troverete sempre il capitolo più recente. Per iniziare la lettura da qualsiasi capitolo basta cliccare nella banda di sinistra sul capitolo desiderato nelle Categorie.

Utilizza la funzioni "commenti" alla fine di ogni capitolo per lasciare le tue impressioni o suggerimenti per l'autore.



  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visited *loading* times

Archivio

oggi
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Partecipano

Foto recenti

lunedì, 30 gennaio 2006

capitolo tredicesimo

GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).


I granelli del tempo

Bruno non aveva fatto in tempo a mettere la mano sulla fondina quando aveva sentito che qualcuno gli sfilava la pistola, perché il tutto avvenne con la rapidità di una folgore. Alphonse aveva la sua arma in mano prima ancora che Bruno se ne rendesse conto e le sue dita stringessero solo l’aria intorno al punto dove avrebbe dovuto esserci il calcio della Beretta.

- Di qui non vi muoverete – disse il ragazzo francese ai presenti, poi si rivolse direttamente a Lara, che era seduta sul tappeto abbracciata a Floriana: - Tu non aiuterai Giovanna. Non so come avresti potuto, in verità, dopo tanti secoli, ma qua siamo in presenza di qualcosa che non mi so spiegare. Se io sono venuto qui dal mio tempo con l’aiuto inconsapevole di Luc, tu magari puoi andare nel mio tempo, con l’aiuto di non so chi, … già, Marina mi ha detto che …

- Io non ti ho detto niente! – protestò Marina.

- Non te lo ricordi, bellezza. Mi hai detto che lo zio Omero è quello che risolve i casi che succedono qui, quando quella – e indicò Lara – entra in contatto con altre realtà. Dov’è Omero?

Questa domanda non la disse, ma la urlò, poi si lanciò verso la stanza in cui erano andati Omero e il professore, gridando come un indemoniato parole incomprensibili, brandendo la pistola che aveva sottratto a Bruno. Quest’ultimo e Leo avevano cercato di ostacolarlo, ma ormai era lanciato e si era liberato di loro come se fossero moscerini fastidiosi.

Al colpo di pistola, tutti fermarono per un attimo infinito i propri pensieri. Gloria e il marito, che erano in cucina, sobbalzarono, chiedendosi l’un l’altra cosa fosse successo. Si precipitano nel salotto, e videro che Leo, Bruno, Marina, Lara e Floriana fissavano la porta dello studio. Charles scuoteva la testa.

Qualcosa di grave era successo, lì dentro.

Mandare nel futuro Charles attraverso quel varco spazio temporale non era stato difficile, per Luc. Sapeva della sua esistenza da alcuni mesi, rivelatagli dai suoi studi su antichi testi di magia celtica. Purtroppo ci si era infilato anche Alphonse, e la cosa non era stata prevista. Ma quel varco non poteva funzionare più: era un fattore unico e irripetibile, e lui ormai lo aveva utilizzato.

Il freddo lo invadeva sempre di più, mentre la nuova idea prendeva corpo, davanti a quei libri.

Pensava ad alta voce (e non c’era più Alphonse che lo ascoltasse nascosto nel buio): - Lo spazio e il tempo devono rompere il loro guscio, sì, devono mostrarmi la visione dell’oceano.

Non capiva lui stesso le parole che diceva, ma sapeva che era quello che aveva letto, era ciò che aveva tratto dalla lettura delle pagine.

Tremava ancora, e la sua mente vacillava, mentre sussurrava, questa volta: - Non voglio vedere l’urto dell’oceano contro la roccia, non voglio vedere l’onda che si rompe, la schiuma che si solleva. No. È l’oceano tutto che voglio contemplare.

Sentì un colpo di arma da fuoco. I suoi occhi si spalancarono spaventati: sapeva da dove veniva quello sparo, sapeva che era un segnale chiaro e inequivocabile, e doveva agire. Doveva agire prima dello sparo.

Continuò il suo ragionamento, di nuovo a voce alta, come se lì ci fosse qualcuno che lo ascoltasse, ma più che un ragionamento sembrava un’affermazione; ormai era pronto al viaggio, e in cuore suo sapeva che i libri non mentivano per chi sapeva leggerli nel profondo.

Continuò il suo discorso gridando, e sembrava che aspettasse un segnale: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, no, ma sono formati da granelli, da punti, e io attraverserò uno spazio infinitesimale tra questi, Lara, e verrò da te.

E nel dirlo si lasciò andare all’indietro, lanciando con forza la nuca verso il nulla, contro i granelli del tempo, contro i puntini dello spazio.

Lara notò che erano tutti pallidi per lo spavento, dopo il colpo di pistola, ma nessuno aveva il coraggio di andare a vedere cosa fosse successo; a un certo punto vide Floriana che additava la porta da cui era venuto lo sparo balbettando con aria trasognata: - La materia… lo spazio… granelli … punti … spazio infinitesimale …

- Ma che dici?

Anche Leo la sentì, si scosse e poi si diresse allo studio, carponi, seguito da Bruno, mentre la madre e il padre gli dicevano: - Sta’ fermo, non ti muovere, quello è armato. Anche tu, Bruno, fermo. Non è il caso da fare gli eroi.

- Ma dobbiamo vedere cosa è successo – protestò Bruno, continuando ad avanzare strisciando. Non venivano suoni dalla stanza, sembrava che lì il tempo si fosse fermato.

All’improvviso, nello stipite della porta, comparve una sagoma che non era Omero, non era Ricciardi, non era neanche Alphonse.

- E tu chi sei? – chiese Bruno balzando in piedi con imprevista agilità.

- È Luc! – gridò Charles, che non credeva ai suoi occhi.

Tutti sembrarono allora risvegliarsi da un sogno, e si fecero incontro al nuovo venuto, mentre alle sue spalle comparvero Omero e Ricciardi, con i visi stravolti.

- Lui … lui ci ha salvati – disse Omero, additando Luc.

- Cosa? – chiese Bruno.

- Sì – disse Ricciardi – è comparso dal nulla, non mi chiedete come, non lo so, e ha deviato la mano di Alphonse …

- … e il proiettile ha colpito la sua stessa gamba. È lì, svenuto – concluse Omero, accennando con la testa l’interno della stanza.

Floriana ripeteva come una nenia: - La materia, il tempo, lo spazio non sono divisibili, sono formati da granelli, da punti, e lui ha attraversato uno spazio infinitesimale tra questi.

Luc la fissò stupito, poi le chiese: - Sei tu Lara? Stai ripetendo le parole che ho appena pronunciato.

Floriana aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ma additò la sua amica che stava già presentandosi da sola: - Sono io Lara. Cosa è successo? Come hai fatto?

Il ragazzo si rivolse a lei, le fece un impercettibile inchino e rispose: – Giovanna ha bisogno di te. Ora non posso spiegarti. Non so quanto tempo mi è concesso, e non so quanto ne è concesso ancora a mia cugina, ma so che dobbiamo intervenire subito.

- E cosa vuole che io faccia? – chiese Lara.

- Svelare un inganno.

Bruno intervenne con aria baldanzosa, cercando di prendere il controllo della situazione: - Beh, qua è tutto un inganno. Poi mi spiegherai chi sei e come sei entrato: violazione di domicilio. I tuoi complici, qui, ci stanno prendendo in giro con fandonie grandi come una casa, e credo di avere finalmente capito chi siete e cosa volete.

- Davvero? – chiese Luc a quello che gli sembrava un babbeo con la mentalità ristretta, che contrastava con quella Lara e con la ragazza che aveva ripetuto le sue parole: loro sì che avevano capito la coincidenza del tempo e la nullità dello spazio.

- Certo. Avete architettato tutto per confonderci. Il finto duello, le finte lettere, la favola di questa Giovanna. Deviate la nostra attenzione dal vostro vero scopo.

- E quale sarebbe?

- Derubarci! Bettini – chiese Bruno rivolgendosi al padre di Lara – dove hai i soldi?

- Quel poco che ho è di là – disse il dottore, indicando lo studio – nella piccola cassaforte a muro.

- Ci sono anche i miei anelli e le collane. Roba di poco conto – aggiunse Gloria.

- Lì dove il finto ferito è rimasto da solo! – disse Bruno, lanciandosi verso lo studio.

Luc ne approfittò per avvicinarsi a Lara e per dirle: - Non stare a sentirlo. Hai avuto i segnali di Giovanna?

- Sì. Dapprima un delfino che si dibatteva in un campo di gigli.

- Sono le difficoltà che sta incontrando il Delfino Carlo per ottenere il suo trono: il giglio è il simbolo della sua casata.

- E anche io – intervenne Floriana, che ora sembrava più presente – ho avuto un suo messaggio.

- Tu hai un animo particolare, se riesci a cogliere le parole che vibrano nell’aria in un presente costante – le disse Luc, carezzandola sul viso. Floriana arrossì, in parte per la carezza e in parte per l’imbarazzo di non avere capito le parole arcane[1] pronunciate dal ragazzo.

Lara aggiunse:- E poi la lettera, quella portata da Charles.

- Quella vera, quella che tu hai scritto per conto di tua cugina, non l’altra – confermò Charles. Quest’affermazione colse il giovane studioso di sorpresa: lui sapeva di una sola missiva, quella vergata di suo pugno.

- Vuoi dire che Alphonse ne ha scritta un’altra?

- Sì. L’ha dettata a lei, a Marina, e …

Bruno rientrò nella stanza, con espressione imbarazzata, borbottando: - Quello è lì svenuto.

- Occorre un’immagine del Delfino – disse Luc, e lo disse rivolto a Omero, che fino a quel momento non era intervenuto. Si stava riprendendo dallo choc: non gli era mai stata puntata una pistola contro, né mai aveva visto spuntare dal nulla una persona (che tra l’altro aveva salvato lui e Ricciardi).

- Perché ti rivolgi a me?

- Vedo che tu puoi darci una mano, lo intuisco.

- Non hai sbagliato – disse Lara. – Mio zio è quello che trova sempre le soluzioni più adatte.

- Quindi non mi sbagliavo. Su, troviamo un’immagine. Io non l’ho mai visto, il Delfino, e neanche Giovanna, che tra poco entrerà nella sala del castello di Chinon. Deve parlargli, deve chiedergli di affidarle delle truppe, ma deve pur sapere come sono le fattezze del principe, per rivolgergli la parola.

- Beh – disse Gloria, alzando una spalla  - lui sarà seduto sul trono, no?

- Ah! – esclamò Bruno – quindi volete derubare il re! E certo, quello ne ha, di ricchezze.

Intervenne Ricciardi: - Ma smettila, e vediamo di aiutare Giovanna. Lei sta per cadere nell’inganno ordito ai suoi danni proprio dal Delfino e dai suoi consiglieri. Ve lo dicevo l’altro giorno, ragazze, in classe. Ma mentre io spiego, a che pensate? Sempre all’amore?

Luc sorrise a quella uscita di quello che doveva essere un precettore; quelle tre belle ragazzine erano di sicuro le sue allieve.

- Io conosco il volto del Delfino – disse Omero, ricordandosi dell’immagine che aveva visto sulla televisione che stava progettando per la farmacista.

- Cosa? – gridarono tutti all’unisono.

- Beh, alla luce degli ultimi sviluppi, credo che sia la sua.

Raccontò della farmacista, della televisione tridimensionale, dell’immagine che era apparsa.

- Bene – commentò Luc – tu possiedi conoscenze magiche quasi pari alle mie; ora è importante che la veda Lara, quella figura.

- Di corsa a casa mia! – intimò Omero. Tutti lo seguirono, meno Alphonse, ancora svenuto, e i genitori di Lara. Il dottore si era già avvicinato al ferito e gli aveva fasciato la gamba. Gloria aveva raggiunto il marito nello studio e aveva avvicinato dell’aceto alle narici di Alphonse, mentre Zip gli leccava una mano.


[1] Parole arcane: parole misteriose.

postato da: italiamedievale alle ore 10:34 | link | commenti
categorie: capitolo tredicesimo