Chi sono

Blogger: claudoelliott

Pubblicato a puntate a cura dell'Associazione Culturale Italia Medievale.

Claudio Elliott, nato a Griffith (Australia), ha vissuto a Firenze e Napoli; attualmente insegna lettere a Potenza (Basilicata). Autore di libri per l'infanzia per gli editori Le Monnier, Medusa, Rubino. Il romanzo Giovanna d'Arco: i lupi e il vento è ancora inedito e fa parte del ciclo di Lara Bettini (una ragazzina che entra in contatto con altre realtà - o queste entrano in contatto con lei). Gli altri libri della serie sono: Game over (mondo dei videogiochi), Le due vite di Aya (mondo azteco), Quattro parole dal passato (medioevo italiano, inquisizione), Il tesoro dei briganti (Italia post-unitaria), L'ultimo canto del faraone (mondo egizio). Tutta la serie di Lara Bettini è quindi in bilico costante - e pericoloso- tra presente e passato, con incursioni dei protagonisti in altri mondi. Altri libri di Claudio Elliott: Birillo alla scoperta del mondo, La poliziotta bionda e con gli occhiali, Mistero a New York (con lo pseudonimo di Alexander Moore).

Consigli per la lettura: i capitoli vengono inseriti settimanalmente, quindi in home page troverete sempre il capitolo più recente. Per iniziare la lettura da qualsiasi capitolo basta cliccare nella banda di sinistra sul capitolo desiderato nelle Categorie.

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martedì, 07 marzo 2006

capitolo diciottesimo

GIOVANNA D'ARCO (1412-1431).


Spade e cavalli

Lara si ritrovò nella grotta di Leo; l’esperienza era stata così fulminea che non sembrava neanche essere avvenuta.

Ricordava che poco prima Luc aveva detto che nel passato sarebbero andati tutti e tre loro (i francesi) insieme a lei. Invece ci erano andati solo loro due. Evidentemente l’atteggiamento di Alphonse gli aveva fatto cambiare idea. E ora Charles e Alphonse sarebbero rimasti per sempre nel ventunesimo secolo.

Una domanda si fece strada nel suo cervello: come mai si erano tutti assopiti all’improvviso, lì nella Grotta del Pensiero?

Ora si stavano risvegliando. Lara notò che lo zio fu il primo, ma che aveva subito chiuso gli occhi; Lara ebbe la sensazione che aspettasse che gli altri riprendessero coscienza. In realtà lui era stato sempre vigile! E ne ebbe la certezza quando lui le fece un occhiolino d’intesa.

Alphonse si scosse: era davvero infuriato: - Ehi, dov’è Luc? Mi sono distratto un attimo e mi è sfuggito.

Gli altri si guardavano attorno attoniti. Anche Charles cercava con lo sguardo Luc, ma la grotta non aveva nascondigli.

- Te lo sei lasciato sfuggire e lui chissà dov’è andato – disse Leo.

- Sarà qua fuori, a fare qualche magia – disse Alphonse, balzando in piedi dopo aver dato un’occhiata: Lara e Omero stavano ancora sfogliando le riviste, Charles e Leo si erano alzati come lui.

- Non vi muovete – disse ai due. – Non può essere lontano.

Uscì a passi lunghi e nervosi. Dalla tasca gli cadde uno stecco.

- La pistola? – chiese Charles ad Omero, quando il suo rivale era già fuori.

- Sì. Ci ha ingannati con un ramoscello – rispose Leo, seccato per essere stato gabbato in modo così puerile.

- Bah – disse Omero, che si alzò e si stirò – il mio inganno è stato più sottile. L’importante è che Lara abbia compiuto la sua missione.

- Cosa? – chiese Charles, prendendo Lara per il braccio: - Hai visto Giovanna? Le hai fatto vedere il ritratto?

- Sì. È stata una cosa fulminea. Pochi istanti. Ma lei ha incontrato il Delfino, lo ha riconosciuto nonostante si fosse confuso ai suoi dignitari.

- Dio, che grande notizia! – disse Charles, dando un bacio fortissimo sulla guancia di Lara, che arrossì tutta.

- Zio – chiese Leo – hai detto che il tuo inganno è stato più sottile. Che vuol dire?

- Credete di esservi addormentati per caso?

- Ci siamo addormentati? – chiese stupito Charles, e Leo aveva la sua stessa espressione meravigliata.

- Se no – chiese Omero con aria angelica – come avrebbero fatto Luc e Lara ad allontanarsi nel vento?

- Cosa c’entra il vento? – chiese Leo.

- Beh, è stato il loro veicolo. Lo stesso che ha riportato qui la tua sorellina.

- E noi non ce ne siamo accorti?

- No. Tu cosa ricordi?

- Niente. Ero qui e sono qui e non mi ricordo di essermi addormentato.

- Ma Luc non c’è, vero? Ti pare che Alphonse se lo sarebbe fatto scappare da sotto il braccio?

- Beh, no. Non è il tipo.

- Allora ho provveduto io – disse Omero.

- Non puoi avergli dato un cazzotto, eri troppo lontano – disse Leo.

- E poi lo avremmo visto – osservò Charles.

Omero li guardava con occhi divertiti e rispose: - Ho usato un mezzo più, come dire, chimico.

- Chimico?

Omero ridacchiava. Rispose: -  Chimico, sì. Etere.

- Cosa?

- Sì. Non sapevo come si sarebbe svolta tutta la vicenda, ma dopo che Lara ha pensato a questo posto, ho intuito che nella grotta, come in quella da cui sono venuti i tre francesi, sarebbe successo qualcosa. I segnali erano chiari. Allora mi sono portato in tasca una piccola fiala di etere. Quando si è alzato quel vento inusuale, un tipo di vento che da noi non c’è, ho capito che la cosa stava per accadere. E ho sprigionato l’etere.

- Geniale! – esclamò ammirato Charles.

- Sì. Lo ammetto. Ho colto l’attimo giusto quando ho intuito che Lara e Luc avevano individuato il varco. Voi vi siete addormentati.

- E tu no?

- Io? Non potevo; dovevo ammirare la scena. Ho usato un semplice fazzoletto per ripararmi le cosiddette vie aeree – e mostrò una pezzuola bianca.

- E in quei pochi attimi Lara e Luc hanno compiuto la missione? – chiese Charles, sempre più ammirato.

- Così sembra. E Luc ha deciso di restare lì, nel suo tempo. Vero, Lara?

- Vero.

Alphonse rientrò con la fronte corrugata, l’espressione perplessa, bofonchiando che Luc non c’era, e che aveva chiesto a quelli che erano rimasti fuori se l’avevano visto, ma tutti avevano detto di no.

Lara gli andò incontro, in quello spazio angusto, con un oggetto in mano, poi glielo puntò al petto: - Eccoti la pistola. Ultimo modello, vedo – disse, spingendogli lo stecco di legno sullo sterno.

Alphonse arrossì, e fu la prima volta che Lara lo vedeva in imbarazzo: forse la sua vera indole era quella del bravo ragazzo. Scostò la mano di Lara prendendo lo stecco e buttandolo via: - Cosa? Ah, sì, ecco … però lo scopo l’ho raggiunto … avete avuto paura … credevate che …

- Possiamo andare – disse Omero, interrompendolo.

- Dove? – chiese Alphonse.

- Tu hai detto che ci avresti tenuto un po’ qui, e poi ce ne saremmo andati. Allora andiamo.

Alphonse aveva l’espressione smarrita, si guardava intorno come se le cose fossero cambiate e lui non se ne fosse accorto.

- E Luc? – chiese.

- Qui non lo troverai, mio caro – disse Leo, battendogli la mano sulla spalla.

- Ma senza di lui non torneremo più nel passato. Devo cercarlo.

- Devo dirti un paio di cose – gli fece Charles, mentre uscivano tutti dalla grotta.

Luc stava diventando sempre più famoso, nel villaggio. Il che non voleva dire che fosse ben visto, specialmente dalle autorità ecclesiastiche: aveva già la fama di studioso di arti magiche, ma ora stava passando il segno. Quella sua nuova invenzione di cui si parlava era di sicuro opera del diavolo.

La sua casa era continua meta di visite, tutte notturne, dei giovani del paese e di quelli vicini.

A tutti mostrava un ritratto del Delfino, disegnato con una tecnica del tutto nuova su un tipo di carta che non si era mai vista prima. E già questo stupiva i suoi amici vecchi e nuovi. Ma quando lui accendeva una luce che proveniva da una sorta di tubo stretto e lungo, una cosa che lui chiamava pila, l’ammirazione cresceva.

- Non è opera del demonio – diceva – ma è una grande scoperta scientifica. I miei studi mi hanno portato molto avanti nel tempo.

Quanto quest’ultima affermazione fosse vera nessuno poteva immaginarlo.

Col tempo la pila si scaricò e lui non trovò mai il modo di ridarle vita e luce; e fu un bene, perché quando, nel suo stesso studiolo, fu indagato da un magistrato sulle voci che correvano su di lui e sulla sua invenzione diabolica, Luc mostrò un tubo di metallo vuoto, con un vetro applicato da una parte. Non dava luce, no: era solo un innocuo giocattolo con cui osservava le stelle e il moto apparente degli astri. Il magistrato esaminò l’oggetto, che non avrebbe mai potuto produrre una luce, scosse la testa e uscì scusandosi con il giovane studioso per il fastidio procurato, disse, dalle chiacchiere stupide di un villaggio stupido.

Giovanna era entrata ormai nelle grazie del Delfino, si era inserita nella vita di corte con una stupefacente naturalezza, aveva accesso alle stanze dalla regina, si preparava alla successiva vita militare allenandosi alla spada e alla lancia coi nobili, per portare a termine la sua missione. Pensava a Luc e Lara e al loro prezioso e misterioso aiuto, che aveva invocato da anni, e spesso si raccoglieva in preghiera, davanti alla Madonna, a San Michele e alle sue due protettrici, pregando anche per le loro anime. Non poteva minimamente immaginare che da lì a due anni la sua giovane vita sarebbe cessata tra le fiamme del rogo.

Popo e Pilar leggevano l’ultima e-mail di Omero, che spiegava tutta la storia, nata con quelle due misteriose lettere venute dal passato.

Si guardarono e si sorrisero.

- Era uno dei misteri della vicenda di Giovanna d’Arco – disse Popo. – Come aveva fatto a riconoscere il Delfino?

- Il vero mistero è perché un sovrano abbia affidato a una ragazzina le sue truppe – disse Pilar.

- Qui vuoi sondare l’insondabile- sentenziò Popo sorseggiando la tequila.

- E comunque al re è andata bene – concluse Pilar.

- E alla ragazzina un po’ meno. Anche se qualche leggenda circolata nella Francia dell’epoca dice che non morì sul rogo.

- Leggende.

- Chi lo sa?

Charles e Alphonse misero su un allevamento di cavalli. Ormai diventati amici, più per necessità che per affetto, seguirono il consiglio di quella ragazzina. Lara aveva consigliato ai due di seguire un corso accelerato di storia, magari con documentari e servizi televisivi, in modo da superare in modo indenne lo choc di vivere seicento anni avanti (e in questo Ricciardi si offrì per aiutarli). Lara voleva che i due andassero anche a scuola per qualche giorno, ma Leo si era opposto decisamente.

Ne avevano discusso nella casa tutta colore dello zio Omero, col gatto sulle ginocchia di Lara e davanti a una tazza di tè.

- Sarebbero fuori luogo – affermò Leo – Sono più grandi di noi, e poi non sono abituati al nostro modo di fare, ecco, sono più rozzi.

- Possiamo dire che sono nostri cugini che vengono dalla campagna francese.

- Lo so io perché Leo non li vuole a scuola – disse Marina, che era l’unica fanciulla della scuola che avesse fatto una sottile breccia nel cuore del ragazzo.

- Ah, e perché? – chiese Leo con aria di sfida.

- Hai paura di perdere il tuo potere – intervenne Floriana.

- Il territorio – disse Lara – come gli animali. Hai il tuo harem, tutte le ragazze ti fanno la corte, e ora se arrivano questi due …

- Ma se sono brutti! – disse Leo, con una smorfia di disgusto.

- Non mi pare proprio – disse Marina, che poi aggiunse con aria sognante: - Charles ha degli occhi profondi, da uomo vissuto, e poi quel viso un po’ sofferto …

Floriana proseguì: - E Alphonse? Deve avere dei pettorali belli sviluppati sotto quell’aspetto da finto mingherlino. E poi ha un modo di agire da vero maschio. Vero, ragazze?

- Mm, sarebbe bello essere stretta da quelle forti braccia medievali – disse Marina, abbracciandosi da sola.

- A me sembrate delle invasate – disse Leo. Che poi si rivolse a Marina: - Ti facevo più seria.

- Ah, vedi? Ti stai ingelosendo.

- Ingelosendo? Io? Più che altro credevo che aveste più buon gusto – terminò Leo, proprio mentre Omero entrava con la notizia: - Abbiamo aperto Le due spade.

- Che roba è? – chiese Leo.

- Avreste dovuto vedere - spiegò Ricciardi. – Sotto gli occhi vigili di Bruno, abbiamo accompagnato i due a prendere le loro spade.

- Avevano delle spade? – chiese Marina.

- Sì, e avevano anche duellato, prima dell’intervento risolutore di Bruno – disse Omero.

- E insomma – continuò Omero – siamo andati al bosco, ieri, e abbiamo disseppellito Gloriosa e Impavida.

- Chi sono? – chiese Lara, aggrottando la fronte – E chiunque siano, perché le avete disseppellite? Non è un po’ macabro?

Fu Ricciardi a rispondere: - Macabro? Macché. Quelli sono i nomi delle loro spade. Le hanno battezzate con tanto di cerimonia religiosa, nel loro tempo, come facevano con tutto …

- E ieri – aggiunse Omero - le abbiamo disseppellite, con una solenne funzione. I due ragazzi erano molto seri e compunti; solo Bruno osservava la scena con un sorrisino sulle labbra. Lui pensa che il tutto faccia sempre parte di una truffa.

- E secondo lui, Luc dov’è? – chiese Lara.

- Crede che sia fuggito per andare a organizzare un colpo in un’altra località.

- Papà non sarà mai sulla nostra lunghezza d’onda, vero? – chiese Floriana

- Mai – confermò Omero. Lara gli chiese: - E cosa è quella cosa che hai detto? Abbiamo aperto Le due spade?

- Un allevamento di cavalli. Con un ristorantino allegato. Charles e Alphonse, ormai rassegnati a vivere da queste parti e in questo tempo, hanno deciso di fare gli allevatori. Charles, per la verità, voleva impiantare una sala scommesse: pare che abbia la passione del gioco d’azzardo; ma noi lo abbiamo fatto desistere e gli abbiamo detto dove poter mettere su il ristorante e l’allevamento.

- E dove? – chiese Lara.

- Nel mio piccolo appezzamento di terra – disse Ricciardi. - Io farò il cuoco. Cucino bene, sapete? Lo spezzatino è la mia specialità.

- Pensavo che si divertisse solo a cucinare a fuoco lento noi poveri ragazzi – disse Lara.

- No, no, il tuo prof ha tante qualità - disse Omero. - Insieme abbiamo deciso il nome di questa specie di agriturismo. Le due spade. Non è suggestivo?

- Quindi hanno recuperato i cavalli? – chiese Leo.

- Sì. Biancofiore e Apollodoro sono rimasti buoni buoni legati al palo del divieto di sosta. Bruno voleva fargli la multa, figurati.

- Sempre lo stesso – disse Lara, sorridendo a Floriana.

- Ognuno ha la sua croce – disse lei.

- A proposito di croci che ognuno ha – fece Omero, scuotendo la testa: – la farmacista vuole che completi la famosa invenzione del televisore tridimensionale.

- Cosa che non potrai mai fare – disse Lara.

- È così: è al di là di ogni mia conoscenza. Però le farò un regalo. Anzi, due.

- Che cosa?

- Questo – disse lo zio, poi si rivolse a Marina: - Lo riconosci?

Marina prese l’oggetto, se lo rigirò tra le dita come se non lo avesse mai visto prima, e scosse la testa: una boccetta nera, di vetro. Era vuota.

- Mai visto.

- Neanche questo? – chiese Omero, porgendole un altro oggetto. Marina lo guardò meravigliata: era differente dal tipo che lei conosceva: - Una piuma? No: una penna?

- Esatto. Un’autentica penna medievale, e una boccetta d’inchiostro. Quelle che tu hai usato per scrivere la falsa lettera di Giovanna.

- Dio! – sussurrò Marina, fissando i due oggetti come fossero reliquie sacre.

- Sì. Alphonse mi ha detto dove le aveva gettate.

- Dopo avermi dettato quella lettera in latino …

- Già. Sai, sono reperti preziosi. Credo che la farmacista le apprezzerà.

- Beh – disse Lara – a lei piacciono le cose antiche, no, zio?

Omero sorrise alla sottile battuta della nipote: - Non sono poi così antico, sai?

- Io non l’ho detto! Io non l’ho detto – disse lei ridendo e balzando in piedi, per poi scappare fuori inseguita dallo zio.

Giovanna era triste, quel giorno. Orléans era stata conquistata, ma lei non riusciva a sorridere.

Si era tolta l’armatura, si era sgranchita le ossa che sotto quel peso soffrivano, e si era affacciata alla finestra del palazzo reale: davanti a lei si stendeva la vallata, con gli alberi smossi dal vento caldo della primavera incipiente.

Sentì un suono, più vicino alla finestra, in basso.

Era come il pianto di un bambino.

Ed era un pianto triste.

Si sporse.

Appuntò gli occhi: e si accorse che non era un bimbo.

Lo sguardo giallo del lupo si fissò nelle sue pupille: poi la belva si voltò e si allontanò, ululando nel vento.

Nota dell’Autore

Questo è un romanzo di fantasia, per cui gli avvenimenti storici raccontati sono stati spesso piegati alle esigenze della narrazione. Come abbia fatto Giovanna a riconoscere il Delfino rimane un mistero, che io ho risolto nella maniera che hai letto.

Claudio Elliott

Luglio 2005

postato da: italiamedievale alle ore 18:49 | link | commenti (5)
categorie: capitolo diciottesimo